ottobre 10

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Non-cittadinanza, concerto senza musica

Franco Lorenzoni, Comune-info

Decine di ragazze e ragazzi sono seduti in semicerchio. Ciascuno di loro ha in mano uno strumento musicale perché insieme compongono l’orchestra della scuola. C’è molta gente intorno che si è assiepata curiosa, perché tutto ciò accade a Roma, a Colle Oppio, in un luogo generalmente assai trafficato. La professoressa che dirige l’orchestra comincia a muovere le mani per dare ritmo al concerto ma dagli strumenti non esce alcun suono. Tutti guardano stupefatti il silenzio concentrato di ragazze e ragazzi che, immobili, suonano un non musica.

Così in una giornata di sole, di fronte al Colosseo, professori e ragazzi della Scuola secondaria di primo grado Giuseppe Mazzini hanno mostrato cosa sia per loro la non cittadinanza: un concerto muto, privo di suoni.

In tutta Italia martedì 3 ottobre, in occasione della Giornata della memoria delle vittime delle migrazioni, si sono svolte centinaia di iniziative sul tema delle migrazioni, della cittadinanza, del diritto di tutte e tutti i bambini e ragazzi di essere considerati cittadini italiani (qui una galleria fotografica, ndr).

Dalla Scuola primaria di via Bosio a Chieti alla Scuola Don Milani-Colombo di Genova, dalla Collodi di Perugia alla Amari-Roncalli-Ferrara di Palermo, al Neruda, Oberdan e Padre Semeria di Roma, sono centinaia gli Istituti comprensivi che il 3 ottobre hanno organizzato iniziative inaugurando il mese di mobilitazione sulla cittadinanza che si concluderà il 3 novembre. Ci sono state anche iniziative come quelle realizzate ad Iglesias o dalla scuola Rinascita di Milano che hanno suscitato polemiche da parte di partiti e giornali che vi hanno visto una strumentalizzazione politica dei bambini da parte degli insegnanti.

Educare ai valori non è fare strumentalizzazione politica

Su questo è necessario fare chiarezza. Le Indicazioni nazionali per il curricolo, che sono legge dello stato dal novembre 2012, prescrivono che a scuola noi insegnanti si educhi alla cittadinanza e in quel documento ufficiale si nomina persino la “cittadinanza attiva”. Ci sono raccomandazioni votate dal Parlamento Europeo e fatte proprie dal MIUR che invitano con forza noi insegnanti a lavorare sulle competenze di cittadinanza. Ora, se non vogliamo giocare con le parole, è evidente che nel nostro lavoro il considerare tutte le bambine e i bambini, tutte le ragazze e i ragazzi cittadini a tutti gli effetti è premessa indispensabile per dare coerenza al nostro impegno professionale e senso al nostro mestiere di educatori.

Sono sempre stato avverso a forme di educazione ideologiche, che pretendano di fare aderire passivamente bambini e ragazzi a ciò che pensiamo noi insegnanti. So quanto la retorica e certe volte anche l’ostentazione di buoni sentimenti sia sterile e lontana da quell’educazione al senso critico e all’approfondimento senza pregiudizi, che dovrebbe essere al centro di ogni pratica educativa attiva, laica e democratica.

Ma proporre i valori in cui crediamo è opzione che tutti i giorni noi non possiamo non fare. Anche se volessimo non esplicitare le nostre posizioni, il nostro corpo parla e bambini e ragazzi sono giudici di coerenza sempre in allerta. Sanno bene, infatti, che se uno parla di democrazia e poi non ascolta e non dà mai la parola ai ragazzi, il messaggio che manda è un altro.

Ecco dunque un caso esemplare su cui misurarci. Io, come tante e tanti altri insegnanti provo da anni, a volte con fatica e difficoltà, a dare dignità e spazio a ciascuno dei bambini con cui lavoro, a considerare tutti portatori di uguali diritti. Come posso allora non schierarmi riguardo al diritto di cittadinanza senza contraddire il fondamento stesso del mio educare? Mi trovo di fronte a due leggi dello stato in contraddizione tra loro e non posso non scegliere, non dire apertamente da che parte sto, assumendomene responsabilità e conseguenze.

Concretamente, con i ragazzi con cui lavoro, sto cercando di raccogliere dati significativi, allargare il discorso e approfondire. Collezioniamo storie ascoltate o lette e tabuliamo dati, perché la statistica e la matematica ci aiutano a comprendere la realtà.

Scopriamo così in quinta elementare che ad Atene, dove nacque la democrazia, non votavano le donne, gli stranierei e gli schiavi. Che in Italia le donne votano solo dal 1946 e che ci sono voluti decenni dopo l’unità d’Italia per arrivare al suffragio universale, che poi il fascismo negò per vent’anni. Scopriremo nelle prossime settimane che oggi, rispetto alla popolazione residente nel nostro paese, coloro che possono esercitare il diritto di voto sono diminuiti in percentuale perché gli stranieri, anche quelli che vivono qui da anni e contribuiscono con il loro lavoro e le tasse che pagano alla ricchezza del nostro paese, non hanno la cittadinanza e dunque il diritto al voto.

Ragioneremo, discuteremo di tutto ciò. Forse metteremo in mostra scoperte, pensieri, dubbi, domande, come abbiamo sempre fatto.

Ho detto e dirò loro che mi batto per lo ius soli e lo ius culturae, perché ritengo che come tutti abbiamo doveri da rispettare, anche i diritti devono essere uguali per tutti coloro che risiedono nel nostro paese, anche se vengono da lontano e hanno genitori stranieri.

Questo faccio e questo ritengo sia il mio dovere fare come insegnante, senza nascondermi dietro a una presunta neutralità del sapere, perché cultura è approfondimento, sviluppo di capacità critiche, relazione viva con la realtà ma anche scelte e opzioni individuali che vanno condivise. Devo dire che dopo il 3 ottobre mi sento in buona compagnia.

Iniziative diverse ci fanno sentire in buona compagnia

Antonella Marinelli, che insegna nell’Istituto Tecnico agrario, agroindustria e agroalimentare di Villa d’Agri, in provincia di Potenza, racconta di un laboratorio prezioso fatto il 3 ottobre: “Nessuna retorica, distanti dagli slogan di stucchevole terzomondismo, nessun cedimento al pietismo. Un racconto vero, obiettivo, asciutto, ma non per questo privo di emozioni”. Poi, ringraziando Samel Ibrahim, ragazzo egiziano di dicotto anni, che ha narrato coi suoi silenzi a una platea muta di attesa, il lungo viaggio che l’ha portato in Italia, aggiunge: “Lo Ius Soli nelle classi esiste già. (…) Non permetterò a nessuno di politicizzare questa battaglia, perché in un paese civile nel 2017 sinistra progressista e destra liberale dovrebbero viaggiare all’unisono e capire che questa è una battaglia di civiltà. (…) Non pieghiamo la testa colleghi, noi non rischiamo di perdere voti, noi educhiamo alla cittadinanza globale per il ben-essere di TUTTI e dico TUTTI i nostri ragazzi (…) La nostra scuola percorre i sentieri di una civiltà pudica e dirompente nel contempo”.

Un’insegnante di Palermo, che si firma Penny nel suo blog, dal Convitto Nazionale aggiunge: “Gli occhi dei bambini raccontano belle storie. Dicono la verità. Quella che noi non siamo capaci di raccontare. (…) Dicono che sono amici. A loro interessa il nome. Solo quello. Non da dove vengono. Né cosa possiedono. Se litigano vogliono giustizia. La stessa. Pari diritti. Lei vuol fare la pipì, scappa anche a me…” (qui l’articolo completo I bambini conoscono l’uguaglianza, ndr).

Dal Liceo artistico classico musicale Marco Polo di Venezia a quello di via Ripetta a Roma, che si è mobilitato insieme ai licei Morgagni, Augusto e Kennedy, ci sono diverse scuole superiori che sempre più si stanno coinvolgendo sia per la persuasione di insegnanti motivati che per una mobilitazione che cresce tra gli studenti. La rete studenti medi ha ad esempio proclamato per la mattina del 13 ottobre mobilitazioni in tutta Italia ed altri collettivi studenteschi si stanno muovendo.

Venerdì 13 ottobre è stato infatti indetto un CittadinanzaDay in occasione del quale a Roma piazza Montecitorio si trasformerà in Piazza della cittadinanza per una manifestazione organizzata #ItalianiSenzaCittadinanza e l’Italia sono anch’io, a cui ha aderito la rete di Insegnanti per la cittadinanza insieme a numerose associazioni. Secondo i promotori “questo il momento per votare una legge che sancisce il principio che “chi cresce in Italia è italiano”, vuole riconoscere la ricchezza interculturale dell’Italia di oggi, miglior antidoto alle preoccupanti derive razziste e ai discorsi d’odio”.

Con un manifesto in cui sopra l’impronta di una mano di molti colori campeggia la scritta “L’unica razza che conosciamo è quella umana”, è convocata per venerdì 20 ottobre a Piazza Castello una manifestazione cittadina organizzata dal Comitato Torino mano nella mano contro il razzismo, che comprende decine di associazioni, sindacati e gruppi. Allo slogan “L’Italia siamo già noi” segue un appello piemontese per lo Ius soli e lo Ius culturae, che riprende l’Appello degli Insegnanti per la cittadinanza, già sottoscritto da oltre 5.500 docenti di tutta Italia e di cui si continuano a sollecitare adesioni.

A Roma il 21 ottobre, a Piazza Vittorio, si manifesterà di nuovo contro ogni forma di razzismo e nelle prossime settimane sono previste numerose iniziative pubbliche (Contro ogni forma di razzismo, ndr).

Uno sciopero della fame a staffetta per imporre la discussione della legge

907 insegnanti il 3 ottobre hanno attuato uno sciopero della fame simbolico che ha dato il via ad uno sciopero della fame a staffetta, che sta coinvolgendo decine di parlamentari e persino rappresentanti del governo. Un piccolo spiraglio per l’approvazione della legge si è dunque aperto. Possiamo ancora dare una mano partecipando e sostenendo questa nuova tappa della mobilitazione aderendo qui.

Per chi crede nella convivenza tra diversi come valore fondante di ogni educazione e democrazia degna di questo nome, l’idea che la scuola possa essere protagonista di una costruzione culturale coerente con i principi della nostra Costituzione, non può non sentirla come urgente e necessaria.

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